| SE ESISTESSE una Lega nativista
della Terronia, uguale e contraria a quella della Padania di Bossi,
forse ai suoi militanti farebbe scrivere, sui muri delle città
della Magna Grecia, le città di mare e vento: "Forza
smog", un po' come su certi muri del Nord ad ogni eruzione
vulcanica compare "Forza Etna". Nelle città del
Sud infatti non c'è lo sviluppo industriale, non c'è
l'ipermotorizzazione privata, non c'è la nebbiosa umidità
degli "irti colli" che ammacca la vita, attossicata dalla
deiezione vaporosa della civiltà moderna.
Insomma non c'è lo smog che è il "don"
del Nord, l'acqua dove nuota lo squalo dell'invivibiltà settentrionale.
Lo smog del Nord è come la mafia del Sud. È infatti
ubiquitario, si insinua dovunque e, in mille maniere, ammala e uccide.
Nei momenti di parossismo diventa argomento di educazione civica,
di catechismo morale e di corsi universitari sulla maledizione della
crescita economico-sociale. E, come sta accadendo in questi giorni,
spinge ad ansiose legislazioni di emergenza, benché non ci
sia legge che lo possa eliminare se non si vuole strozzare lo sviluppo
che si alimenta di risorse energetiche residuanti polveri sottili.
L'Occidente è città e macchina, è pietra,
acciaio, luci e polveri. Già nel ?58 Calvino, con uno dei
suoi più bei racconti, celebrò nello smog l'età
adulta che è l'età del lavoro, "la nuvola che
abitiamo e che ci abita". Dall'adolescenziale giovinezza, romantica
e irresponsabile, il protagonista di Calvino entra dentro La nuvola
di smog che è la nuvola della modernità e della maturità,
dalla quale non si esce più, e non solo perché a ciascuna
epoca e a ciascuna persona è concesso un tempo e basta, ma
anche perché è ancora lo smog che produce la battaglia
antismog, e non per eroismo ma per sopravvivere. L'ecologia è
un lusso evoluto. Solo i ricchi inquinatori possono permettersi
campagne di disinquinamento, in primis perché costano e,
poi, perché purificarsi dalla smog richiede ulteriori investimenti
industriali e nuova ricchezza e nuovo smog.
Proprio come accade al profetico personaggio di Calvino che diventa
redattore di un quindicinale ecologista "La Purificazione",
edito dall'ingegnere Cordà, presidente di un'industria inquinante:
"Era il padrone dello smog, era lui che lo soffiava ininterrottamente
sulla città". E la sua "Purificazione" "era
una creatura dello smog nata dal bisogno di dare a chi lavorava
per lo smog la speranza d'una vita che non fosse solo di smog, ma
nello stesso tempo per celebrarne la potenza".
Lo smog del resto non è solo un problema industriale. È
anche una maniera di vivere, di rendere bella e interessante l'immobilità
senza smog, come le valli chiuse per esempio, i borghi alpini e
i paesi di palude dove una volta si nasceva per morire e non per
vivere. Allo smog dobbiamo il weekend, l'arte di scappare, l'evasione,
il mito della seconda casa e il rito della fuga al mare o in montagna,
l'industria del turismo che, a sua volta, è di nuovo inquinante.
Lo smog è la vita frettolosa, la comunicazione essenziale,
il gesto secco, quell'idea di sbrigarsela che a volte produce il
massimo della concentrazione, è la scrittura giornalistica,
la vita rapida, una corsa sotto la pioggia acida con l'idea ingenua
che correndo ci si bagni di meno. Lo smog è estetica e morale,
l'eleganza dell'abito grigio, il mistero dell'eminenza grigia che
sta dietro le cose, il grigio come valore e come norma interiore,
il cattivo odore della virtù: "Quel giornale era scritto
con espressioni sempre uguali, ripetute, grigie, con titoli che
mettevano in rilievo il lato negativo delle cose. Anche il modo
in cui il giornale era stato stampato era grigio, fitto fitto, monotono.
E a me venne da pensare: toh, mi piace".
Lo smog è anche la discrezione dei contatti o meglio l'antropologia
dell'essere discreto, dell'essere asettico, cordiale e cortese ma
senza confidenza né tanto meno trasporto emotivo. Solo una
dimensione da smog può partorire figure umane che partecipano
senza passione, che passano per le vie della città, protette
da uno scafandro narcisistico: fuori polvere di modernità
e dentro voglia di pulizia e tormentata ricerca di sé: "Non
c'è via di scampo/ quasi quasi mi faccio uno shampoo".
Lo smog è l'iperattivisamo nevrotico dell'uomo di città,
del multiverso urbano della metropoli; è rispondere al telefonino
con le mani sulla pizza e con lei che sta arrivando e già
ti saluta da lontano mentre la polvere si deposita e si sposta,
penetra nei polmoni e si accumula sotto le unghia: "Ora Claudia
era sdraiata con la sua bianca persona sul letto, quel letto che
a batterlo avrebbe alzato una nube di polvere..., avanzai le mani
in un gesto che somigliava a una carezza ma era invece un voler
togliere quel po' di polvere... Mi buttai sopra di lei in un abbraccio
che era soprattutto un volerla coprire e proteggere, prendere su
di me tutta la polvere perché lei ne fosse salva".
Alla fine, lo smog è anche fantasia. Dobbiamo allo smog
l'utopia delle energie alternative, del vento e del sole, l'illusione
allegra delle domeniche a piedi, della bicicletta e dei pattini
a rotelle, della targhe alternate e dei bus a metano. E, ancora,
l'obbligo di ripulire ogni dieci anni le facciate annerite, i vetri
opachi, i davanzali ai quali non ci si può appoggiare, che
è come restituire l'espressione a visi cancellati.. E poi
gli slanci di ottimismo generale, le città del futuro "con
quartieri giardino, fabbriche circondate da aiole e specchi d'acqua,
impianti di razzi che spazzino dal cielo il fumo delle ciminiere...
Io lo stavo a sentire non so se spaventato o ammirato, scoprendo
come l'abile uomo d'industria e il visionario coesistessero in lui
e avessero bisogno l'uno dell'altro".
Del resto, lo smog è il più pulito delle trappole
urbane. Nelle grandi città un tempo si moriva di sporcizia.
L'età moderna cominciò con l'editto di François
I che vietava di vuotare i pitali sulle strade, di gettare gli escrementi
dalle finestre. Ancora ai tempi di Napoleone le vie di Parigi erano
letamai, luoghi di incubazione di epidemie di ogni tipo. Una volta
c'erano il colera, il tifo e la peste; oggi c'è lo smog.
L'invenzione delle fogne è anche quella dello smog, almeno
per la parte relativa a smoke, e non per quella riguardante fog:
mentre nascondi i residui solidi, produci quelli aerei.
Purtroppo, ancora adesso gli scarti del modo di vita meridionale
hanno la consistenza solida dei rifiuti preindustriali che cercano
la maniera di diventare aerei: bruciatori, discariche a cielo aperto,
rivolte, inquietanti appalti criminali per riciclare rifiuti, ecomafia...
Insomma, una grande voglia di smog, di inalarlo a pieni polmoni,
di impolverare anche il pensiero, di renderlo denso e spesso di
combustione.
A San Cono, provincia di monocoltura agraria di Catania, non c'è
lo smog, ma il ficodindia "mussuto", doc. E la domenica
si esce in macchina. Milano o San Cono?
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