| ROMA - Tutte le residenze del
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e quelle dei suoi familiari
sono protette da attacchi terroristici e potrebbero essere soggette
a segreto di Stato. E' quanto emerge dai decreti, siglati dal ministro
dell' Interno il 6 maggio 2004, consegnati nei giorni scorsi al
Copaco, l'organismo che dovrà pronunciarsi sulla fondatezza
del segreto di Stato opposto dalla presidenza del Consiglio alla
procura di Tempio Pausania, che aveva disposto un' ispezione a Villa
Certosa, la residenza sarda del premier, per verificare il rispetto
dei vincoli paesaggistici.
Sui decreti c'è stato un braccio di ferro tra maggioranza
ed opposizione, in seno al Copaco. Per i membri della Cdl, i documenti
già in possesso del Comitato erano sufficienti a giudicare
fondato il segreto di Stato.
Quelli dell' opposizione avevano invece chiesto di conoscere anche
i decreti del ministero dell' Interno. Nonostante la contrarietà
e le critiche degli esponenti della maggioranza, il presidente del
Copaco, Enzo Bianco, si è rivolto al sottosegretario alla
presidenza del Consiglio, con delega ai servizi segreti, Gianni
Letta, per chiedere la visione dei decreti.
In un primo momento, il 5 febbraio scorso, Letta ha risposto a
Bianco negando l' accesso ai provvedimenti. La richiesta, secondo
il sottosegretario, è "irritualè" ed "irricevibile",
in quanto non appoggiata dalla maggioranza del Copaco. Due giorni
dopo, però, un' altra lettera di Letta a Bianco, che fa riferimento
a colloqui intercorsi, ha annunciato l' accoglimento della richiesta
e la trasmissione dei due decreti, con il consenso verbale del ministro
dell' Interno.
Il primo dei due provvedimenti, secondo quanto si apprende, contiene
l' approvazione del 'Piano nazionale per la gestione di eventi di
natura terroristica'; all' interno del decreto c' è anche
il Piano di sicurezza per Villa Certosa, che resta però secretato.
L' altro decreto, facendo riferimento al terzo capitolo del Piano
nazionale, indica che tutte le residenze private del presidente
del Consiglio e le loro pertinenze, nonchè quelle dei familiari
e dei suoi diretti collaboratori sono sottoposte a misure di sicurezza.
Per tutte è imposta la massima segretezza e viene disposta
la totale interdizione all' accesso, salvo autorizzazione del premier.
Si sottolinea poi l' urgenza di individuare la "sede alternativa
di massima sicurezza per l' incolumità del presidente del
Consiglio e per la continuità dell' azione di Governo"
e, su proposta del ministro dell' Interno, Giuseppe Pisanu, viene
indicata Villa Certosa. Sia la sede di massima sicurezza (Villa
Certosa), sia le residenze private del premier e dei suoi familiari,
rileva il decreto, sono soggette alla legge 801/77. Si tratta della
legge che disciplina, tra l' altro, il segreto di Stato. Ciò
significa che, così come è stato fatto per Villa Certosa,
anche per le altre residenze del premier e per quelle dei suoi familiari
potrebbe essere opposto il segreto di Stato ad un' eventuale richiesta
di ispezione da parte di una procura della Repubblica.
(18 febbraio 2005) |