ROMA - In piazza del Pantheon alle
11 per difendere la cultura contro i tagli della Finanziaria. La
'vertenza dello spettacolo' voluta dall'Agis (Associazione generale
dello spettacolo) conta ormai un numero di adesioni tale da poter
dire che la protesta è corale, e unisce tutti i settori,
dalla danza al cinema alla musica al circo. Con lo slogan "La
cultura costa ...l'incultura costa di più", lunedì
a Roma ci saranno Carla Fracci, Ennio Morricone, Carlo Verdone,
Maurizio Scaparro, Gabriele Lavia, Ettore Scola, Gillo Pontecorvo,
Felice Laudadio, Ettore Scola, Giuliana De Sio, Carlo Lizzani, Alessandra
Ferri, Gillo Pontecorvo e moltissimi altri artisti. "E' una
vertenza contro una politica sempre più disattenta e lontana
dal mondo dello spettacolo - denuncia il presidente dell'Agis, Alberto
Francesconi - noi vogliamo affermare con forza il principio che
nello spettacolo s'investe, non si spende".
Il Fondo Unico dello Spettacolo, denuncia l'Agis, ha perso negli
ultimi 20 anni il 36 per cento della sua originaria consistenza.
Se nel 1985 venivano stanziati per musica, teatro di prosa, cinema,
danza, lirica e spettacoli circensi l'equivalente di oltre 683 milioni
di euro, nel 2005 si è scesi a poco più di 492 milioni.
I tagli della finanziaria 2004 sono pari a 35 milioni di euro, e,
spiega ancora l'Agis, "sono sopravvenuti a danno di un'attività
ormai programmata e per lo più svolta". Inoltre, considerato
che a carico del Fus ci sono quest'anno enti e istituzioni che prima
venivano finanziati in altro modo, in effetti mancano 60 milioni.
Tant'è vero che la protesta ha superato le tradizionali
rivalità tra settori. Forse sottovoce si dice ancora che
la lirica assorbe una fetta eccessiva del Fus (222 milioni di euro
contro gli 83 del cinema, i 73 della prosa, i 75 della musica e
gli appena otto della danza), ma gli artisti si presentano uniti
contro il governo, e uniti domani lanceranno un appello a tutti
i cittadini.
E lo faranno usando proprio quello che intendono difendere, custodire
e promuovere: la cultura. Al Teatro Argentina, punto di arrivo della
manifestazione, Gabriele Lavia leggerà l'appello al pubblico,
Giorgio Albertazzi reciterà un brano tratto dalle 'Memorie
di Adriano', e il maestro Gianluigi Gelmetti dirigerà, in
chiusura, un'orchestra di oltre sessanta professori delle orchestre
regionali dell'Abruzzo e del Lazio, di Santa Cecilia e del Teatro
dell'Opera di Roma.
Se questa è la manifestazione più significativa della
vertenza, molte altre ne sono in programma in tutta Italia. Da mesi
è stata promossa l'iniziativa 'Teatri aperti: 100 città
della Cultura', che prevede manifestazioni a ingresso gratuito in
sale teatrali, da concerto, cinema, con l'obiettivo di sensibilizzare
il pubblico. Sul sito dell'Agis è stata inoltre lanciata
una raccolta di firme a sostegno della vertenza.
Non si sta chiedendo la carità, sottolinea il presidente
dell'Agis Francesconi: "Lo spettacolo, così come i beni
culturali, è una grossa opportunità di crescita per
il nostro Paese. Il melodramma è nato in Italia, Visconti,
Fellini, De Sica sono italiani. Appena sei mesi fa gli artisti italiani
si sono affermati anche al Festival Mondiale del Circo a Montecarlo.
L'Italia vanta una tradizione di eccellenza, e anche se a lungo
c'è stata una disaffezione nei confronti dello spettacolo,
rispetto agli anni '60 e '70, adesso il pubblico si sta riavvicinando.
Nel cinema, per esempio, si è risaliti dagli 80 milioni di
spettatori del '90, ai 115-116 milioni di oggi. Noi siamo disposti
a fare autocritica, a cercare e a tagliare gli sprechi, ma vogliamo
ricordare che questo Paese ha una tradizione culturale forte".
Nelle ultime settimane artisti, politici, sindacalisti hanno lanciato
appelli perchè non si abbandoni il mondo dello spettacolo
al suo destino. "Se si continua di questo passo - ha detto
lunedì scorso Carla Fracci, intervenendo a una manifestazione
di protesta che si è tenuta al Teatro Eliseo - non c'è
speranza per nessuno. Una condizione drammatica che vede tutto lo
spettacolo italiano alla mercè di una impressionante precarietà".
Il violinista Salvatore Accardo ha parlato di "un orizzonte
cupo che compromette un'intera civiltà". L'attore Stefano
Accorsi ha scritto sul Giornale dello Spettacolo: "Credo che
uno Stato degno di questo nome debba necessariamente sostenere la
cultura. Il cinema fa parte della cultura di questo Paese, e quindi
va aiutato".
"Il vuoto normativo da una parte e i tagli consistenti operati
dal governo di centrodestra dell'altra - ha denunciato il sindaco
di Bologna Sergio Cofferati, noto appassionato di lirica - sono
due condizioni che ingessano la produzione culturale, frustrano
la ricerca di qualità e incentivano la precarietà
dei lavoratori, soprattutto giovani, sempre più esposti a
situazioni di estremo disagio". Tra le adesioni, quelle di
numerosi esponenti sindacali, tra i quali il segretario generale
della Cgil Guglielmo Epifani, e dell'Anci (associazione nazionale
comuni italiani).
La 'Rete degli Artisti contro le guerre' , nell'aderire alla vertenza,
ha sottolineato come ai tagli della finanziaria corrispondano "gli
impegni di politica economica nella guerra globale permanente e
per il finanziamento della lunga e sanguinosa occupazione irachena".
(20 febbraio 2005) |