| A volte, che siano veramente schiavi,
è un bene.
L'incredibile conclusione della vicenda di Giuliana Sgrena deve
ancora terminare di dispiegare i suoi effetti sulla nostra politica
interna, ma già possiamo riflettere su uno scampato pericolo.
La coazione servile del centrodestra è stata messa a dura
prova, na ha superato con slancio l'ostacolo dopo un primo momento
di spaesamento dovuto all'enormità tragica degli avvenimenti
di venerdì.
Prodi e la coalizione avversaria possono tirare un sospiro di sollievo,
gli strateghi avversari hanno mancato un gol a porta vuota, e la
partita resta aperta.
Se Berlusconi fosse veramente uno statista per il centrosinistra
sarebbero guai grossi; fortunatamente per loro, quanto sfortunatamente
per il paese, Berlusconi è un nano politico, ormai troppo
legato alla falsa narrazione della realtà che è riuscito
a costruire negli anni attraverso l'occupazione dei media, per potersi
permettere di improvvisare il copione.
La miopia della maggioranza in questa vicenda è spiegabile
solo con l'esistenza di un incredibile servilismo verso l'amministrazione
Bush, e con la paura di ritrovarsi un paria internazionale un volta
abbandonato il (poco) fido alleato americano.
Per Berlusconi la vicenda Sgrena poteva essere una fantastica occasione
per ritirare gran parte delle truppe dall'Iraq, lasciando magari
una striminzita rappresentanza per onor di bandiera, e approfittare
così di una exit strategy che il caso ha porto al nostro
paese senza che la meritasse. Grandi per lui sarebbero stati i vantaggi,
e non solo elettorali, pochissimi i rischi.
Non era difficile, per un teatrante senza scrupoli del suo pari,
improvvisarsi offeso insieme all'onore nazionale, e dichiarare un
ritiro, magari formalmente temporaneo, invocando la sparizione delle
condizioni che avevano impedito la bugia colossale della "missione
di pace" italiana in Iraq, o una pausa di riflessione in attesa
di ricevere dagli americani segnali di un cambiamento nella strategia
in Iraq.
Non era difficile, immagino, spiegare a Giorgino che questa storia
lo mette in enorme difficoltà con le elezioni alle porte,
elezioni che una volta perse significherebbero un allontanamento
dell'Italia da Bush ben più marcato.
Non era difficile spendere il sangue di Calipari come la goccia
che trabocca il senso della partecipazione in Iraq.
Non era difficile far presente a Giorgino che i nostri soldati rinchiusi
nelle basi irachene o sprofondati in poltrona a casa loro hanno
la stessa utilità. Facile invocare, sottovoce, i costi della
missione come insostenibili.
Grande vantaggio ne avrebbe tratto la CDL, grande scorno per Prodi
ed i suoi, ancora pochi giorni fa balbettanti nel loro insieme sulla
questione del ritiro, e anche in queste ore timorosi di essere indicati
come poco sensibili all'unità nazionale nei momenti di difficoltà.
Le conseguenze di un ritiro berlusconiano avrebbero potuto essere
elettoralmente fatali per la sinistra; un rovesciamento del tavolo
dal quale sarebbe stato difficile riprendersi, capace di mantenere
premier Silvio, nonostante le devastazioni che ha procurato al paese
in questi anni.
Invece, nulla.
Nulla perchè la partecipazione italiana in Iraq non nasce
da un genuino interesse per l'Iraq, o per la situazione mediorientale,
ma dal desiderio servile di godere della considerazione e protezione
dei grandi Stati Uniti.
Certo, come protezione lascia un pò a desiderare, e la considerazione
deve essere davvero minima, se il nostro nano politico riceve attenzioni
da Bush in misura significativamente inferiore a quella riservata
non solo agli alleati spagnoli (un tempo), polacchi o di altre nazioni
che si vorrebbero d'importanza e lustro inferiore alla nostra; ma
anche a quella riservata a paesi ostili all'avventura come Francia
e Germania.
Considerazione davvero ai minimi storici, se dopo aver contribuito
anche allo sdoganamento di Gheddafi, le nostre aziende hanno dovuto
lasciare completamente il campo petrolifero libico alle aziende
americane, accontentandosi di vendere un po' d'armi al dittatore,
attentatore confesso.
Si, i servi difficilmente riescono a farsi apprezzare, nella vita
come in politica.
In Italia ci sono un sacco di servi di questo genere, e si vede.
Come non notare, anche in questo caso, l'incredibile servilismo
di Mimun, capace da direttore del TG1 di bucare la notizia dell'assassinio
di Calipari mentre tutti gli organi di informazione mondiale la
davano con grande evidenza; come non notare il servile atteggiamento
di AN, nella persona del nostro ministro degli esteri Fini, che
scodinzola chiedendo tempo affinchè l'alleato riesca a mettere
insieme una versione decente, dignità zero, alla faccia del
ritorno della Patria con la maiuscola.
Servi dei servi, incapaci di maneggiare l'imprevisto copione che
il destino beffardo ha porto loro. Una schiera di manutengoli che
si affanna a fare muro, che chiede a gran voce di non mescolare
la tragedia della morte di un servitore dello stato (non un servo,
da quello che abbiamo saputo di lui), con le responsabilità
che quello stesso stato si è assunto portando il paese in
guerra.
Servi dei servi, utili idioti, quelli che insultano Giuliana; quelli
che parlano del denaro del possibile riscatto, come di una spesa
da addebitare ai nemici della guerra; quelli che come Scalfari pensano
di avere in mano la verità e dicono che ha sbagliato Giuliana,
ha sbagliato Calipari e hanno sbagliato gli americani, zero a zero
e palla al centro; la colpa è degli stupidi, quelli che pensano
che in guerra queste cose non succedano.
Noi stupidi, quelli che le guerre non le vorrebbero; quelli che
si chiedono fin dall'inizio dell'occupazione che cazzo di democrazia
stiano portando gli americani in Iraq.
Stupidi che non capiscono che alle manifestazioni pacifiche bisogna
rispondere aprendo il fuoco sulla folla; che non capiscono l'utilità
delle torture; il valore didattico delle rappresaglie americane
dopo gli attentati, durante le quali i G.I. si vendicano crivellando
a caso le auto di passaggio; che non capiscono il valore strategico
delle commesse affidate alle aziende americane che derubano gli
iracheni; che non capiscono come la censura militare ci eviti gli
orrori serviti insieme alla pasta durante i Tg; che non capiscono
che l'Iraq deve essere governato con il pugno di ferro e con un
governo fantoccio per il suo bene.
Noi, fieri di essere stupidi, che ogni giorno ringraziamo di non
averci fatto intelligenti come Calderoli, che oggi accusa gli iracheni
di aver provocato la tragedia segnalando come un'autobomba l'auto
sulla quale viaggiavano i nostri agli americani.
Una genialata per inventare la quale ci ha messo oltre 72 ore e
la consueta faccia come il culo, incurante del piccolo particolare
rappresentato dalle versioni finora fornite degli americani, non
abbastanza furbi e svelti da inventarsi una tale bestialità
al volo.
Per una volta, ringraziamo i servi; ringraziamoli di cuore e speriamo
che rimangano tali fino al compimento del loro meritato suicidio
politico.
(Mazzetta) |