| Qualcuno penserà sicuramente
che su un sito bollato come covo dell’antiamericanismo, quale
indymedia, si trovi qualsiasi pretesto per screditare gli Stati
Uniti e la loro scintillante democrazia. Indubbiamente, la notizia
che l’ambasciatore Usa nel nostro paese ha acquistato un intero
palazzo appartenente all’Ina per farne sede ufficiale, è
al più una notizia che attiene al gossip tendenzioso; ma
la realtà, anche in questo caso supera le fantasie più
fervide. Anche coloro che sono veloci a dubitare dei perfidi antiamericani,
troveranno bizzarro che l’ambasciatore abbia voluto, e sia
riuscito, a farsi intitolare l’imbarazzante monumento, destinato
d’ora in poi a essere conosciuto come:The Mel Sembler Building.
A questi, come gli altri, porgo questo riassunto di una inchiesta
di Indymedia-Tampa, attraverso la quale si vengono a conoscere i
laidi retroscena dell’ambasciatore Sembler, dimessosi da tempo,
e per indegnità, senza che nessuno lo abbia comunicato ai
cittadini italiani, circostanze probabilmente sconosciute anche
a parecchi dei nostri rappresentanti parlamentari.
A chi sfugga la bizzarria della cosa, bisogna far notare come sia
molto raro, in particolare nelle democrazie, che un ambasciatore
compri una reggia e se la intitoli nel paese di residenza. Ancora
più raro che in democrazia dei funzionari pubblici, comprino
ed inaugurino monumenti a loro nome e lustro, acquisiti con il denaro
pubblico.
Immaginatevi se un ministro italiano, poniamo la Moratti, creasse
una sede ministeriale, con i soldi pubblici, e la chiamasse Palazzo
Moratti, destinato a rimanere nei decenni la sede dell’istruzione
pubblica italiana.
Mel nel palazzo dell’Ina ci ha messo anche la targa in ottone,
in modo che non ci fossero dubbi. E’ un progetto che Mel cullava
da tempo; nel 2003 ha trattato personalmente l’acquisto della
sede, che agli americani può spacciare per un monumento,
e in seguito ha ottenuto 30 milioni di euro dal Congresso per ristrutturarla.
Qui finisce il colore e ci addentriamo nella trama esposta dai grandissimi
di tampa_indymedia, in una super inchiesta su questo tipastro.
Facciamo un passo e troviamo che ad autorizzare la spesa di 83 milioni
di dollari per l’acquisto è stato il congressista C.W.
Bill Young, altro repubblicano della Florida, a capo del capitolo
che si occupa delle ambasciate, al quale casualmente è intotalato
il C.W. Bill Young Conference Center, che si trova all’interno
del The Mel Sembler Building, ricordato anche lui da un’apposita
ottonata. Parliamo sempre del palazzo dell’Ina.
Eccoli!
Altri due Bush-boys che vengono dalla Florida, capace di superare
il Texas come serbatoio di fedelissimi; non esattamente americani
comuni da odiare a caso. Ora non è più terreno di
antiamericanismo, tanto più che dal grottesco istituzionale,
ci ritroveremo ben presto nel criminale.
I fili che si dipanano da qui sono davvero fantasiosi e finiscono
ancora una volta affondati fino al collo nella fanghiglia bushista
Bill Young e Mel Sembler sono amici di vecchia data. Mel è
alla seconda esperienza da ambasciatore, e anche in questo contesto,
in compagnia di un altro compagno di merende repubblicano ha dato
spettacolo e si è fatto notare. Il megalomane non è
solo il narciso “zar degli shopping centre”. Il megalomane
è anche la versione all’americana dell’approccio-Muccioli
al problema delle tossicodipendenze. Per anni ha infatti retto un
programma di disintossicazione per adolescenti, chiamato Straight;
rivolto ai bianchi facoltosi si rivelò un abisso di orrori
e aggressioni agli individui affidati. Una commissione governativa
qualificò i metodi come “simili ai programmi coreani
e cinesi di lavaggio del cervello”. A testimoniare l’esagerato
approccio -hard- del trattamento, c’è una impressionante
statistica di suicidi tra gli aiutati da Sembler. Oltre a decine
di storie di che narrano di persone distrutte e di pratiche irriferibili.
Straight è stato il programma di questo tipo di maggior successo,
in termini di raccolta fondi e persone trattate, fino a che non
venne chiuso negli anni ’90, mormorando che perdeva troppo
denaro. Nel Board di Straight sedevano tutti i repubblicani della
Florida, compreso Jeb Bush; Mel è uno specialista nel curare
le pubbliche relazioni, e pensa in grande. Infatti siede nel “Consiglio
dei 100” del governatore della Florida, fratello del Presidente.
Per i settant’anni di sua moglie, Mel ha impressionato gli
ospiti romani, ma anche le casse del Congresso. Mel ha sempre sponsorizzato
generosamente le campagne presidenziali, a botte di quarti di milione
di dollari fin dagli anni ’80.
Agli atti ha una vecchia, piccola rogna legale per qualcosa che
aveva acquistato alla sera a un milione di dollari, e l’aveva
rivenduta la mattina successiva ad un programma pubblico per 2.6
milioni. Molto più numerose le storie relative ad usi disinvolti
e sotto inchiesta di finanziamenti governativi agli amici, o le
bizzarre spese approvate.
Per il resto il programma Straight, che in tutta evidenza meriterebbe
ben più di una indagine criminale, è nell’oblio
giudiziario; a parte un paio di cause private in corso, i pm sotto
controllo politico dormono il sonno dei giusti.
Improvvisamente il 18 gennaio di quest’anno, Mel Sembler annuncia
le sue dimissioni da ambasciatore.
Quello che i nostri organi di informazione continuano a considerare
l’ambasciatore statunitense ha infatti annunciato da quella
data che non appena l’Amministrazione avrà nominato
un rimpiazzo, lascerà Roma. Purtroppo l’amministrazione
Bush si gioca le ambasciate come ricompensa agli amici e non hanno
ancora finito le trattative sul prossimo Rep da mandare qui da noi
a fare il suo numero.
Mr. Sembler si è dimesso, e di corsa, poco prima che il
18 gennaio la trasmissione:The Montel Williams Show mettesse in
onda una serie di filmati raccapriccianti sullo Straight.
Ne discende, dalle dimissioni improvvise e dai filmati che il sig.
ambasciatore degli Usa è un tizio che a casa gestiva lager
per disadattati ricchi. Disadattati, ma anche no, ai quali riservava
metodi inumani e spaventosi. La versione per gli italiani e per
i lettori del giornale di casa sua dice che la moglie vuole tornare
a casa.
Ne discende che l’ambasciatore si è dimesso perché
platealmente indegno, e noi ce lo teniamo indegno senza che nessuno
lo dica da due mesi a questa parte.
Quest’uomo dalla biografia inquietante, perché c’è
molto altro nel lavoro di inchiesta citato, è il nostro tramite,
la nostra interfaccia con l’Alleato per eccellenza. Lo rappresenta
indegnamente, anche se allo stesso tempo, secondo un’altra
angolazione, si potrebbe invece definire questa identificazione
come perfetta.
Restiamo all’indegno:
Perché ce lo teniamo senza dire niente?
Perché nessuno solleva questa questione?
Perché qualcuno ha fermato il vero il motivo delle dimissioni
al di là dell’Atlantico?
Berlusconi lo sa che stringe le mani a uno che è stato disintegrato
in TV, ed esposto come un criminale, ed un buffone (testuale), che
spremeva soldi alle sue vittime con metodi da nazista impazzito?
Un ometto che scrive nella domanda da ambasciatore al Congresso
scrive di sé: “Sono conosciuto come un costruttore
di coalizioni…”, frase di lincolniana memoria, copiata
uguale insieme al suo compagno di avventure diplomatiche; e che
nello spazio riservato alle lingue straniere ha scritto - fluent
in english-.
Uno scandalo non esattamente simpatico, macellato dal silenzio totale.
Non ho avuto modo di notare nessuno dare la notizia in questi termini,
come se l’Atlantico fosse tornato ad essere invalicabile.
Eppure il Washington Post ha insignito Mel del “In the Loop
Narcisism Run Amok Award for 2005.” Con largo anticipo, ed
il Washington Post è il quotidiano dell’establishment,
non esattamente antiamericano.
Non resta che rendere la parola ai nostri rappresentanti, e chiedere
loro se sia il caso di attendere i comodi di Bush, e continuare
a permettere a questa persona di svolgere il delicato ruolo di tramite
con l’alleato tanto caro.
Il nostro paese, almeno sulla carta, meriterebbe un rispetto diverso;
una persona che potrebbe trovarsi ad essere tramite essenziale per
la sorte degli italiani rimasti in medioriente, non può avere
fatto le cose che ha combinato l’attuale ambasciatore americano
in Italia.
(Mazzetta) |