| L'UNICO augurio possibile alla
fine della farsa di Alessandra Mussolini ammessa, esclusa e riammessa
alle regionali del Lazio, è che la vicenda non varchi i sacri
confini della patria, come avrebbe detto il nonno della signora.
Purtroppo il combinato disposto fra l'ingombrante cognome della
protagonista, la parentela Loren e la dirompente vis comica della
storia, rischia di essere fatale per la già misera immagine
della politica italiana all'estero. Del resto, è un soggetto
perfetto da commedia all'italiana, se ancora ci fosse. Il Consiglio
di Stato ha accolto il ricorso di Alternativa Sociale, la lista
della nipote, senza neppure entrare nel cuore della vicenda, senza
stabilire se le firme erano o no false ma contestando una specie
di vizio di forma.
La Mussolini esulta e festeggia, magari davanti a un piatto di
bucatini. La sinistra plaude con moderazione, frenata da un giustificato
imbarazzo. La destra, che ha abrogato da tempo i freni inibitori,
strepita al complotto rosso e prepara un dopo elezioni rovente di
battaglie legali.
È il trionfo della via avvocatesca alla politica, che ha
sostituito da anni la temutissima via giudiziaria, qualunque cosa
volesse dire. Nel furibondo corpo a corpo fra azzeccagarbugli dei
due o tre schieramenti avversi, il comune cittadino, in questo caso
l'elettore del Lazio, fa la figura di Renzo. Disorientato da grida
incomprensibili e latinorum burocratico, capisce soltanto che forse
il suo voto sarà inutile, semplice pretesto per altre guerre
legali. L'ideale insomma per riavvicinare la famosa "gente"
alla politica.
Si assiste increduli all'ultimo esempio dell'eterna competizione
nazionale fra furbi e più furbi. Sembravano furbissimi, soprattutto
a sé stessi, i funzionari del centrosinistra che hanno autenticato
le firme della lista Mussolini in funzione anti Storace. Poi è
parso più astuto che in una mossa sola aveva svergognato
gli avversari ed eliminato una pericolosa rivale interna alla destra,
la camerata Mussolini, diventata nemica numero uno di An che pure
per tanti anni l'aveva vezzeggiata e usata senza ritegno per colpire
l'immaginario nostalgico della base. Infine la più furba,
almeno oggi, è risultata a sorpresa la camerata Alessandra,
che si è fatta gratis una faraonica campagna elettorale alle
spese dell'ufficio legale del suo ex partito.
Grazie anche alla capacità innata, certo ereditaria, di
comunicare e coinvolgere, ricorrendo a tutti gli ingredienti sotto
mano, dal digiuno alla bulimia verbale, senza naturalmente rinunciare
al richiamo del cognome e delle parentele ("Zia Sofia m'è
stata vicina, per tutto il digiuno ha rinunciato al dolcetto").
È significativo notare come i campioni di cinismo riscoprano
soltanto nel momento della sconfitta, magari temporanea, i valori
profondi di democrazia, giustizia, legalità, rispetto dei
cittadini. Per lamentarne, si capisce, il tradimento, con toni amari
e definitivi. Poi basta un attimo, un grado d'appello, e si torna
vincenti e ottimisti sulle sorti del Paese.
Nell'intero percorso dello scandalo casareccio nessuno naturalmente
si è posto la questione di sostanza. Se in definitiva abbia
ancora un senso questa legge sulla raccolta delle firme che, applicata
con serietà, avrebbe escluso dalla competizione elettorale
oltre la metà dei nuovi partiti nati dopo Tangentopoli.
Una legge che permette l'ammissione alle liste di partitini fantasma
che hanno un deputato o una assessore in qualche giunta ma esclude
in teoria leader con un seguito massiccio. Non c'è nulla
da fare, è la regola italiana. A una cattiva legge non si
rimedia con una legge buona e sensata ma con l'inganno, il trucco
astuto, l'aggiramento, l'interpretazione di fatto elusiva. O al
contrario rigidissima, secondo l'umore, la stagione, la convenienza
politica del momento.
Il risultato complessivo è un livello bassissimo di etica
politica, anche inferiore a quello in cui è naufragata la
prima repubblica. La cosa farà sorridere i furbissimi consiglieri
del nuovo potere ma la nuova ondata di furore antipolitico alle
porte può produrre pericoli seri. È una fortuna, almeno,
che oggi in circolazione ci sia soltanto la nipote e non il nonno.
(23 marzo 2005)
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