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Il nuovo movimento politico: il grande flop di Berlusconi e Scelli

Meno di mille. Al netto delle forze dell'ordine (per obbligo numerose) e dei giornalisti (una quantità anche quelli) quando alle otto di sera Silvio Berlusconi si decide ad arrivare all'appuntamento con Maurizio Scelli ed i suoi giovani, sugli spalti del "Mandela Forum" alla periferia di Firenze non c'è un numero di partecipanti neanche sufficiente per fare uno sbarco. Figuriamoci per costituire la base di un movimento che ha come scopo quello di cambiare i vecchi schemi della politica. Con «la capacità, la forza e la fantasia dei giovani» e che per questo si è dato un nome di prospettiva, "Italia di nuovo" dando già spacciata quella vecchia a cui siamo ancora tutti affezionati.

Ha dovuto fare appello alla sua capacità di venditore il presidente del Consiglio (che ha subito rassicurato Scelli sull'invito a Mambro e Fioravanti: “Nessun imbarazzo”) per riuscire a rianimare una manifestazione che, nata con grandi prospettive, nei fatti è stata un clamoroso flop. Ai presenti, pochi i giovani, in gran parte aderenti all'associazione di Marcello Dell'Utri, molti gli anziani recuperati all'ultimo minuto, tutti, comunque, sostenitori di Forza Italia, un po' di personale politico del partito che di politica nuova non ne vuol proprio sentire parlare, il premier ha ammannito una lezione sulla difesa della libertà dopo aver risposto, un po' infastidito, ad alcune impreviste domande, aver scomodato la solita zia per una pillola di saggezza spicciola ed aver ricordato ad un «giovane di 33 anni, gli anni di Gesù» che niente è impedito anche a chi ha più del doppio di quell'età. «Chi fa pensieri maliziosi sappia che è consentito» ha puntualizzato, consapevole che l'allusione al sesso fa sempre presa. «Io non faccio niente di meno di quello che facevo a trent'anni» insiste.

A undici anni dalla discesa in campo il premier è convinto ancora di vivere in un Paese in cui «la libertà è ancora a rischio», in cui «se alle elezioni vincono gli avversari bisogna avere timore», in cui «la giustizia viene usata per colpire chi non la pensa come te», in cui lo stato non è amico «ma impone le sue mani avide sulle eredità dei padri ai figli». La situazione italiana «purtroppo» non è come quella «degli Stati Uniti dove due partiti si fronteggiano e quando uno vince i sostenitori dell'altro non hanno nulla da temere». Lui non ha nessuna intenzione di cedere il passo. E ben venga, allora, a dare man forte alla sua parte che nulla ha in comune con gli «orrori del nazismo e del comunismo» un'organizzazione come quella a cui l'ex commissario straordinario della Croce Rossa ha dato ufficialmente il via ieri nel disinteresse proprio di quelli che dovrebbero costituirne l'ossatura. Cioè i giovani.

«Ben venga un movimento che vuol dire ai ragazzi del volontariato: occupatevi di chi ha meno ma anche della difesa dello stato e della libertà» ha così detto Berlusconi lasciando il PalaMandela in un tripudio di coriandoli tricolore e azzurri che si sono stancamente andati a depositare sulle sedie in gran parte vuote.

Alle cinque del pomeriggio, quando avrebbe dovuto avere inizio la manifestazione, gli spalti erano irrimediabilmente deserti. Sgomento tra gli organizzatori. Sgomento in Prefettura dove il premier era arrivato verso le due, direttamente da Reggio Calabria dove aveva inaugurato una sala del Consiglio regionale intitolata a Nicola Calipari. Il cuoco del prefetto ha fatto molto bene il suo dovere. E le pietanze sono state apprezzate. Il pellegrinaggio di esponenti piccoli, medi e grandi di Forza Italia ha contribuito a far passare le ore. Ma dal PalaMandela arrivavano notizie sempre più sconfortanti. Tant'è che alla cinquantina di coraggiosi arrivati puntuali, tra cui alcuni ragazzi portatori di handicap che l'organizzatore del nuovo movimento lo hanno conosciuto quando era a capo dell'Unitalsi, dopo un paio d'ore di inutile attesa lo stesso Scelli, candidato di Forza Italia sconfitto alle elezioni del 2001 e che ci vuole riprovare mettendo a frutto un po' il passato nell'Unitalsi ed un po' l'essere stato a capo della Croce Rossa, specialmente nella vicenda degli ostaggi in Iraq (in sala c'era anche Maurizio Agliana ma ci ha tenuto a precisare che la sua non era un'adesione ma un segno di amicizia) ha dovuto comunicare che per il momento non si cominciava dato che a boicottare la sua iniziativa ci si erano messi anche «il traffico e i cantieri». Insomma i sostenitori del «movimento apolitico», «del sogno d'amore che sta diventando una splendida realtà» sarebbero stati tutti bloccati in autostrada. Dalle grandi opere che il premier vanta ed alle quali il ministro Lunardi mette il timbro.

Filo del telefono rovente. Bondi e Cicchetto vengono accusati di aver sbagliato. «Qui non ci dovevamo venire». Sul palco compare Walter Santillo, presentatore Rai che parla della «pace come della parte più nobile della guerra». E si dà inizio alla kermesse. In Prefettura si comincia a pensare seriamente di tornare a Roma. Verso le otto la decisione. Tutti sanno che Berlusconi è già a Firenze. Non si può fare marcia indietro. Scuro in volto il premier si piega. Entra in sala e sfodera il sorriso d'ordinanza. Il portavoce, Paolo Bonaiuti si affretta a spiegare: «Non è una cosa che abbiamo organizzato noi. Siamo stati invitati». Un'oretta in tutto tra battute e terrore seminato a piene mani «nel caso vincesse l'avversario». E via verso Milano. Lì, giovedì, si inaugura la nuova Fiera. Si gioca in casa.